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Alcuni artisti dipingono ciò che vedono, altri
dipingono ciò che ricordano o ciò che immaginano. Il nostro cervello si modifica
di fronte alla realtà ma, allo stesso tempo, è capace di cambiarla: un cervello
"diverso" dovrà pertanto avere un rapporto diverso con la realtà.
Nell' arte questo "processo" può portare alla creazione di nuove realtà, che
solo in parte dipenderanno dall' "informazione sensoriale"; il nostro cervello,
infatti, non ha necessariamente bisogno del continuo "flusso informativo"
proveniente dai nostri sensi. I sogni, i ricordi che "rivivono" nelle immagini
mentali e anche, rappresentazioni "semplicemente" create dalla nostra mente
testimoniano questo evento.
In questo senso l'arte amplifica la realtà, crea un
nuovo "canale mentale" in grado di aprirsi
a nuove esperienze. Gli stimoli visivi, reali o evocati dalla memoria, che hanno
eccitano il sistema nervoso dell'artista al momento della creazione dell'opera
d'arte, trasformati dalla sua mano in colori e forme, stimoleranno il sistema
nervoso di chi l'osserva. L'opera d'arte deve riuscire a suscitare nel
cervello dell'osservatore sensazioni ed emozioni che sono state presenti nel
cervello dell'artista .
Accostarsi ad un opera d'arte, guardarla, percepirla,
comprenderla e apprezzarla, implica il coinvolgimento di molte strutture
cerebrali e l'attivazione di meccanismi ben specifici, a partire dai
funzionamenti alla base della percezione visiva, a quelli implicati nella
cosiddetta "psicologia del vedere", nell'esperienza estetica ed emozionale.
Questo si riferisce non solo all'emozione provata da chi gusta un dipinto ma
anche al momento creativo che coinvolge l'artista per realizzare la sua opera.
Alcuni ricercatori, soprattutto psicologi e neurofisiologi, sono rimasti
affascinati dalla possibilità di studiare le proprietà e le caratteristiche del
cervello che rientrano nella valutazione di un'opera d'arte e nel piacere che
essa può dare; persuasi dall'idea che la comprensione di tali meccanismi
cerebrali, insieme alla conoscenza delle vicende della vita di un artista e
della cultura del suo tempo, possano favorire una maggior "cognizione" e
apprezzamento dell'opera e di chi l'ha creata.
Un' opera d'arte nasce dalla combinazione di ciò che l'artista esperisce
"visivamente" e da come interpreta quanto gli viene comunicato dal mondo
esterno. Sia l'acquisizione dell'informazione visiva, sia la sua elaborazione
interiore possono essere alterate da cause patologiche.
Gli effetti di gravi malattie mentali, spesso, alterando le capacità percettive
ed emotive dell'artista, possono influire sulla sua espressione pittorica e
testimoniano come la storia di vita del pittore entri a far parte integrante
della sua opera.
Tutto ciò affiora nei quadri di Lydia De Marco in momenti particolari della sua
vita . La staticità apparente dei suoi ritratti è un dinamismo mentale, la
pennellata segue l’impulso, ogni personaggio rappresentato ha una drammaticità
interiore esasperata da curve e aspre spigolosità che si incontrano
armoniosamente sulla tela e trasmettono un ‘atmosfera misteriosa e indagatrice.
Gli occhi del pensiero vagano ed emanano un concetto drammatico ,senza tempo,
sull’essenza della vita.
Visualizzazione delle opere
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